2019

20 marzo Shepherd et al., Interruzione del fumo e rischio di cancro nelle persone con infezione da HIV


Interruzione del fumo e rischio di cancro nelle persone con infezione da HIV.   Clinical Infectious Diseases

Il tabagismo nuoce alla salute e aumenta in modo sensibile il rischio di cancro dei polmoni. Ci sono pochi dati clinici sugli effetti del tabagismo in relazione al rischio di cancro nelle persone sieropositive. Studi precedenti nelle persone sieronegative hanno mostrato che il rischio di cancro dei polmoni diminuisce fortemente dopo circa 5 anni senza fumo. Finora non era chiaro se questo lasso di tempo possa ugualmente diminuire il rischio di cancro nelle persone sieropositive. Il presente studio dimostra che questa regola non è valida per le persone sieropositive.

Nella popolazione generale il tabagismo triplica il tasso di mortalità ed il rischio di cancro dei polmoni aumenta sensibilmente. Gli studi hanno anche dimostrato che il rischio di cancro diminuisce già qualche anno dopo l’interruzione del fumo. Gli autori del presente studio hanno analizzato se questi fattori sono validi anche per le persone sieropositive. 35'442 persone con HIV delle differenti coorti di Europa (compresi i pazienti dello studio svizzero della coorte HIV), Stati Uniti ed Australia sono stati inclusi in questo studio. In totale questi pazienti sono stati osservati per un periodo superiore a 300'000 anni/paziente, a partire dal 2004 fino alla manifestazione di un cancro o, al più tardi, fino a febbraio 2016. Sono stati studiati differenti tumori maligni: cancro dei polmoni, cancri particolarmente frequenti nei fumatori (ad esempio cancro del pancreas, cancro del colon) e cancri che tipicamente non hanno una relazione con il tabagismo. I pazienti sono stati divisi in gruppi di “fumatori”, “ex-fumatori” e “non-fumatori”. Non c’erano informazioni disponibili né sulla quantità del consumo, né sulla quantità di tabacco delle sigarette elettroniche.

Riassumiamo i risultati principali:

  • all’inizio dello studio il 49% dei partecipanti erano fumatori, il 21% ex-fumatori e il 30% non-fumatori;
  • il cancro dei polmoni era praticamente inesistente nei non-fumatori;
  • durante il primo anno dopo l’interruzione del fumo il rischio di cancro dei polmoni era 20 volte superiore nei fumatori rispetto ai non-fumatori e nei 5 anni seguenti restava 8 volte superiore;
  • dopo l’interruzione del fumo il rischio di cancro dei polmoni persiste durante vari anni, allo stesso livello che nei fumatori;
  • prendendo in considerazione tutti i tipi di cancro, nei fumatori essi si sono manifestati più frequentemente nel corso del primo anno dopo l’interruzione del fumo e durante questo periodo erano due volte più frequenti rispetto ai non-fumatori.

Riassumendo, questo studio mostra che il rischio di cancro dei polmoni nelle persone sieropositive resta elevato durante vari anni dopo l’interruzione del fumo. Contrariamente alla popolazione generale, nelle persone sieropositive l’interruzione del fumo non conduce ad una rapida diminuzione del rischio di cancro dei polmoni. Per questo motivo, è importante stimolare le persone sieropositive ad interrompere il fumo, partecipando a programmi che sostengono l’astinenza dal tabacco. Parallelamente, occorre essere coscienti che il rischio di sviluppo di un cancro dei polmoni persiste anche dopo l’interruzione del fumo.

PubMed

21 febbraio Leon-Reyes et al., Stima dei costi di trattamento per le persone con infezione HIV in Svizzera


Stima dei costi di trattamento per le persone con infezione HIV in Svizzera.   Clinical Infectious Diseases

Dati affidabili in relazione ai costi e all’utilizzazione delle risorse sanitarie sono indispensabili per valutare i bisogni attuali e futuri delle persone sieropositive in Svizzera. Gli studi sui costi indotti dalla presa in carico delle persone sieropositive seguite ambulatorialmente, non erano rappresentative e avevano un’utilità limitata per le decisioni di salute pubblica. In questo studio pilota i ricercatori hanno collegato in modo anonimo i dati medici dello Studio svizzero della coorte HIV (SHCS) con i dati della più grande cassa malati svizzera (Helsana), allo scopo di stimare i costi per la presa in carico dell’infezione HIV. Nei prossimi paragrafi troverete le informazioni sui costi generati e sui fattori che influenzano i costi.

In questo studio i dati di tutti i trattamenti per le persone con HIV assicurati presso la cassa malati Helsana (n = 2355) sono stati collegati in modo anonimo con i dati dei pazienti sotto trattamento anti-HIV della SHCS (n = 9326) per gli anni 2012 e 2013. Il criterio principale di valutazione dello studio era rappresentato dai costi globali della salute per ogni persona sieropositiva in Svizzera negli anni 2012 e 2013. Per l’analisi i pazienti sono stati suddivisi in tre gruppi in base al consumo di risorse, definendo un rischio debole, medio ed elevato.

I costi medi per i trattamenti delle persone sieropositive in Svizzera sono cresciuti da 32'289 fr nel 2012 a 33'132 fr nel 2013. Il 70% dei costi erano generati dall’acquisto dei farmaci antiretrovirali.

Per i pazienti a rischio basso i costi si situavano a 28'378 fr nel 2012 e 27'699 fr nel 2013.

I costi di salute per i pazienti a rischio medio erano di 3'737 fr nel 2012 (+ 13%) e 4'629 fr nel 2013 (+ 17%), mentre per i pazienti a rischio elevato i costi erano di 14'867 fr nel 2012 (+52%) e 14'516 fr nel 2013 (+ 52%), chiaramente superiori rispetto ai pazienti a rischio debole.

Riassumendo questo studio mostra che in Svizzera la maggior parte dei costi per la presa in carico dell’HIV concernono l’acquisto dei farmaci antiretrovirali. Un’analisi dettagliata dei dati dei pazienti ha mostrato che i seguenti fattori aumentavano i costi di trattamento: età avanzata, diagnosi di AIDS (infezione HIV in stadio avanzato), comorbidità psichiatriche, consumo di droghe e di alcool, presa irregolare dei trattamenti. Un confronto dei dati della SHCS con quelli delle casse malati su un campione ancora più grande potrebbe fornire dei dati per creare dei modelli che potrebbero influenzare la politica sanitaria a differenti livelli.

PubMed

24 gennaio Salazar-Vizcaya et al., Influenza delle terapie antivirali ad azione diretta per il virus dell’epatite C sul numero di infezioni nelle persone a rischio


Influenza delle terapie antivirali ad azione diretta per il virus dell’epatite C sul numero di infezioni nelle persone a rischio.    Open Forum Infectious Diseases

L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha fissato come obiettivo di ridurre del 90% le nuove infezioni da virus dell’epatite C (HCV) entro il 2030. Per poter raggiungere tale obiettivo, è di primaria importanza conoscere lo sviluppo delle infezioni da HCV nelle persone con un rischio più elevato di epatite C. In questa ricerca dello Studio svizzero della corte HIV (SHCS) gli autori hanno analizzato l’influenza dei nuovi farmaci ad azione diretta (direct acting agents, DAAs) sull’epidemia da HCV negli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (men who have sex with men, MSM) e nelle persone che consumano droghe per via endovenosa (intravenous drug users, IVDU). Gli autori hanno dimostrato che negli ultimi anni il trattamento delle infezioni HCV con DAAs fortunatamente è aumentato in modo considerevole. In seguito potrete apprendere sul perché, malgrado l’aumento dei trattamenti con DAAs, nel gruppo degli MSM il beneficio non sarà sufficiente per circoscrivere l’epidemia da HCV.

Tra il 2005 e il 2016 5'267 MSM e 1'805 IVDU sono stati seguiti per un periodo corrispondente a 38'693, rispettivamente 14'748 persone-anno.

Lo studio ha dato i seguenti risultati:

- il numero di trattamenti con DAAs è aumentato rapidamente dal 2012 e ha raggiunto un valore massimo di 28 trattamenti per persone-anno negli MSM e di 18 trattamenti per 100 persone-anno negli IVDU.

- Il numero di nuove infezioni da HCV negli MSM è aumentato considerevolmente e si è quintuplicato nel periodo di osservazione dello studio.

- Negli IVDU è stata constatata un’unica nuova infezione nel periodo di osservazione dello studio.

- Il numero di reinfezioni, ossia nuove infezioni sopraggiunte dopo una cura con DAAs o una guarigione spontanea, è invece aumentato considerevolmente negli MSM e si è decuplicato nel periodo di osservazione.

- Il numero di reinfezioni negli IVDU è diminuito di 2/3.

- Il numero di pazienti con un’infezione attiva da HCV è diminuito costantemente negli IVDU. Nel medesimo periodo di osservazione è raddoppiato negli MSM.

Riassumendo, questo studio dimostra che l’aumento dei trattamenti con DAAs e la loro efficacia ha ridotto considerevolmente negli ultimi anni le infezioni attive da HCV negli IVDU partecipanti al SHCS. Per contro, negli MSM, l’aumento dei trattamenti con DAAs è stato compensato da un gran numero di nuove infezioni e reinfezioni. Oltre all’accesso facile alle terapie con DAAs e inizio immediato di un trattamento, saranno necessarie misure supplementari per contenere l’epidemia HCV, ad esempio quelle mirate alla riduzione dei comportamenti a rischio, come ad esempio l’utilizzo rigoroso del preservativo in caso di rapporti sessuali anali con partner occasionali.

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